Home Calcio Olbia, Marino: “Dopo lo stop per 30 giorni ci potrebbe essere il blocco”

Olbia, Marino: “Dopo lo stop per 30 giorni ci potrebbe essere il blocco”

by Redazione

Il presidente si sfoga in esclusiva a TMW sulla decisione del Governo di far effettuare le manifestazioni sportive a porte chiuse per limitare il Coronavirus

Alessandro Marino, presidente dell’Olbia interviene sul Coronavirus che ha colpito il nostro paese e che ha, di fatto, privato le società calcistiche degli incassi derivanti dagli stadi. Una voce che in Serie A ha un perso relativo, ma che in Serie B e Serie C rappresenta una parte importante del bilancio. Marino lo ha fatto in esclusiva a TuttoMercatoWeb.com: “Per una volta siamo tutti compatti – ha affermtoa – per dire che è necessario che il Governo prenda in carico la situazione e aiuti il mondo del calcio con una serie di azioni appropriate. È paradossale che nella stagione in cui eravamo riusciti a tenere a freno il dramma dei fallimenti ci si trovi a dover gestire un’emergenza del genere. Non penso all’aspetto economico, ma a quello sociale. La salute viene prima di tutto e in virtù di questo le porte chiuse sono un provvedimento che doveva essere preso. Ma se fra 30 giorni ci saremo tutti resi conto che questo non basta penso che l’idea del blocco al campionato debba essere ripresa in esame anche perché non possiamo mettere a repentaglio la salute dei calciatori e degli altri componenti di una società di calcio. Loro certamente non potranno mai stare ad almeno un metro di distanza da un avversario”.

Una situazione che, a prescindere, ha falsato il campionato? “Sì, ma almeno per tutte le squadre. Nelle prossime settimane ci troveremo, infatti, a dover affrontare quattro turno infrasettimanali con rose costruite ad inizio anni con l’obiettivo di contenere i costi”. Chi ha scritto le norme si è premurato di spiegare cosa non doveva essere fatto, ma non di spiegare come fare ciò che invece ci veniva chiesto. Bisogna che le leghe e la federazione adottino delle procedure univoche perché in questo caso la cosa peggiore da fare è lasciare le norme alla libera interpretazione delle varie società”.

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