Home Altri Sport Coppa Davis: Italia-Corea del Sud il 6 e 7 marzo a Cagliari col pubblico sugli spalti

Coppa Davis: Italia-Corea del Sud il 6 e 7 marzo a Cagliari col pubblico sugli spalti

by Ignazio Caddeo

Nonostante il coronavirus in agguato il presidente della Regione Solinas, il sindaco Truzzu e il numero uno della Fit Binaghi hanno dato sicurezze

“Una partita da vincere perché abbiamo un’occasione importante: come somma delle posizioni nel ranking mondiale davanti a noi ci sono solo Spagna e Svizzera”. Così il il presidente della Fit, Angelo Binaghi durante la presentazione di Italia-Corea del Sud di Coppa Davis in programma il 6 e 7 marzo a Cagliari, evento per il quale si va verso il tutto esaurito, con 3300 spettatori. Berrettini e Sinner però non ci saranno: “Ho appena parlato con Matteo – ha detto Binaghi -, ha fatto di tutto per rientrare ma non è possibile: potrà riprendere a Indian Wells. Ma la nostra forza oggi è quella di avere giocatori come Mager che ha fatto la finale di Rio ed è entrato nei primi settanta”.

“Quanto a Sinner è stata una scelta travagliata. Sull’obbligo di rispondere alla convocazione abbiamo ricostruito la nostra federazione. ma c’è alle porte Indian Wells e giocare tutte e due sarebbe stato impossibile. Stiamo parlando di un giocatore che, lo dice anche Federer, sarà un fenomeno. Dobbiamo cercare di saper gestire ed equilibrare la presenza in coppa Davis con i possibili ritorni che potrebbero arrivare dai tornei del Grande slam –  ha concluso – passando poi al discorso Coronavirus – siamo stati contattati dal governo coreano che voleva avere la certezza far entrare in Italia giocatori e accompagnatori. Abbiamo subito risolto il problema col governo. Se la sede fosse stata Torino – ha proseguito il n.1 del tennis italiano – si sarebbe giocato a porte chiuse. Invece in questo caso il mare, che spesso ha creato problemi, questa volta ci protegge e ci aiuta. Anche la circostanza che Italia e Corea del Sud siano entrambi Paesi coinvolti ci dà una mano: i problemi li creano magari i Paesi non coinvolti perché hanno paura poi che gli atleti non possano tornare a casa”.

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